Adnkronos, “Peste suina: Copagri, epidemia circoscritta ma suinicoltura a rischio paralisi” (28/01/22)

28 Gennaio 2022

Roma, 28 gen. (Adnkronos) – ”E’ necessario continuare a lavorare per
mettere in campo ogni possibile contromisura per arginare l’epidemia
di Peste suina africana-PSA, che risulta fortunatamente circoscritta,
ma che potrebbe portare in breve tempo alla paralisi della
suinicoltura, che rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello
del Made in Italy agroalimentare, con un valore di oltre 1,7 miliardi
di euro e migliaia di lavoratori interessati”. Lo ha sottolineato la
Copagri, intervenendo alla riunione del Tavolo tecnico della filiera
suinicola convocata dal Mipaaf per analizzare le strategie di
intervento legate ai recenti casi di PSA.

”La situazione sembra essere al momento sotto controllo, in quanto
l’epidemia di PSA, che non è trasmissibile all’uomo e che vede nel
cinghiale il principale vettore di diffusione, appare decisamente
contenuta”, ha osservato la Confederazione, ricordando che ”l’esigua
quantità di casi finora riscontrati – poco più di una ventina di
animali, tutti allo stato selvatico – ha portato alla creazione di una
zona infetta che interessa 114 comuni tra Piemonte e Liguria, dove
sono presenti circa 8mila capi”.

”Tutto ciò non deve però far passare in secondo piano l’urgenza di
intervenire, così da evitare il diffondersi di psicosi incontrollate e
scongiurare quindi pesanti ripercussioni sul versante dell’export,
come sta già accadendo con il Giappone, ma anche su quello dei
consumi, fronte sul quale si registrano già i primi inspiegabili
rifiuti da parte di alcuni macelli a lavorare il prodotto proveniente
dal Piemonte”, ha continuato la Copagri.

”La necessità di fare presto è legata anche all’arrivo
della bella stagione, nella quale i cinghiali arrivano a percorrere
anche 40 km al giorno, con il rischio concreto di vedere quindi
l’epidemia arrivare rapidamente in Emilia-Romagna o in Lombardia, dove
sono presenti milioni di capi”, spiega ancora Copagri.

”Avanti quindi con le attività di monitoraggio, sfruttando tutte le
possibilità offerte dalle nuove tecnologie per la segnalazione di capi
infetti e lo scambio di informazioni, andando al contempo a
individuare tutte le necessarie misure per contenere l’avanzata
dell’epidemia, puntando ad esempio sull’utilizzo di recinzioni a
doppia barriera, e per ridurre la popolazione dei cinghiali,
salvaguardandone la biodiversità, attraverso dei prelievi selettivi,
la gestione dei varchi e il controllo degli accessi”, ha suggerito la
Confederazione.

”Sotto altro profilo, occorre valutare la possibilità di mettere in
campo ulteriori risorse per sostenere gli allevamenti colpiti
dall’epidemia e dalle misure adottate dal Ministero della Salute per
contenerla, incrementando i fondi già positivamente stanziati con il
cosiddetto Decreto ristori ter, col quale sono stati messi in campo 35
milioni di euro”, ha concluso.

(Tes/Adnkronos)

ISSN 2465 – 1222
28-GEN-22 13:43

NNNN

Roma, 28 gen. (Adnkronos) – ”E’ necessario continuare a lavorare per
mettere in campo ogni possibile contromisura per arginare l’epidemia
di Peste suina africana-PSA, che risulta fortunatamente circoscritta,
ma che potrebbe portare in breve tempo alla paralisi della
suinicoltura, che rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello
del Made in Italy agroalimentare, con un valore di oltre 1,7 miliardi
di euro e migliaia di lavoratori interessati”. Lo ha sottolineato la
Copagri, intervenendo alla riunione del Tavolo tecnico della filiera
suinicola convocata dal Mipaaf per analizzare le strategie di
intervento legate ai recenti casi di PSA.

”La situazione sembra essere al momento sotto controllo, in quanto
l’epidemia di PSA, che non è trasmissibile all’uomo e che vede nel
cinghiale il principale vettore di diffusione, appare decisamente
contenuta”, ha osservato la Confederazione, ricordando che ”l’esigua
quantità di casi finora riscontrati – poco più di una ventina di
animali, tutti allo stato selvatico – ha portato alla creazione di una
zona infetta che interessa 114 comuni tra Piemonte e Liguria, dove
sono presenti circa 8mila capi”.

”Tutto ciò non deve però far passare in secondo piano l’urgenza di
intervenire, così da evitare il diffondersi di psicosi incontrollate e
scongiurare quindi pesanti ripercussioni sul versante dell’export,
come sta già accadendo con il Giappone, ma anche su quello dei
consumi, fronte sul quale si registrano già i primi inspiegabili
rifiuti da parte di alcuni macelli a lavorare il prodotto proveniente
dal Piemonte”, ha continuato la Copagri.

”La necessità di fare presto è legata anche all’arrivo
della bella stagione, nella quale i cinghiali arrivano a percorrere
anche 40 km al giorno, con il rischio concreto di vedere quindi
l’epidemia arrivare rapidamente in Emilia-Romagna o in Lombardia, dove
sono presenti milioni di capi”, spiega ancora Copagri.

”Avanti quindi con le attività di monitoraggio, sfruttando tutte le
possibilità offerte dalle nuove tecnologie per la segnalazione di capi
infetti e lo scambio di informazioni, andando al contempo a
individuare tutte le necessarie misure per contenere l’avanzata
dell’epidemia, puntando ad esempio sull’utilizzo di recinzioni a
doppia barriera, e per ridurre la popolazione dei cinghiali,
salvaguardandone la biodiversità, attraverso dei prelievi selettivi,
la gestione dei varchi e il controllo degli accessi”, ha suggerito la
Confederazione.

”Sotto altro profilo, occorre valutare la possibilità di mettere in
campo ulteriori risorse per sostenere gli allevamenti colpiti
dall’epidemia e dalle misure adottate dal Ministero della Salute per
contenerla, incrementando i fondi già positivamente stanziati con il
cosiddetto Decreto ristori ter, col quale sono stati messi in campo 35
milioni di euro”, ha concluso.

(Tes/Adnkronos)

ISSN 2465 – 1222
28-GEN-22 13:43

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