Battista, importante non vanificare ingenti sforzi economici operatori e intervenire su contenimento uccelli selvatici
Roma, 29 ottobre 2025 – “Nel prendere atto con soddisfazione dell’avvio dei lavori del Tavolo avicolo, ribadiamo la necessità di utilizzare tale sede per ragionare su una strategia di medio-lungo periodo che guardi al futuro del comparto; i nuovi focolai di influenza aviaria registrati nel Lodigiano e nel Cremonese, infatti, oltre a confermare l’esigenza di rafforzare le misure di prevenzione, testimoniano quanto la fine dell’emergenza sia ancora lontana e quanta importanza dovrà avere il capitolo della biosicurezza nel redigendo piano di settore annunciato dal Masaf”. Lo sottolinea il presidente della Copagri Tommaso Battista, ribadendo la necessità di continuare a lavorare sul versante della semplificazione burocratica e dell’accelerazione degli indennizzi per i danni derivanti dagli abbattimenti e dai fermi produttivi.
“Favorire la verifica della scrupolosa adozione delle misure di biosicurezza negli stabilimenti avicoli, così come segnalare ai servizi veterinari gli eventuali casi sospetti, restano le indicazioni principali per contenere un’epidemia che si trascina ormai da anni e che ha portato alla creazione di una Zona di ulteriore restrizione-ZUR tra il Veneto e la Lombardia, dove vige il blocco momentaneo degli accasamenti dei tacchini, il divieto di sfoltimento negli allevamenti di polli e la sospensione di fiere e mercati”, ricorda il presidente, secondo cui “oltre a mettere in atto ogni possibile sforzo per non vanificare gli ingenti impegni economici degli operatori in termini di biosicurezza, è fondamentale intervenire con maggiori investimenti finalizzati al contenimento e monitoraggio degli uccelli selvatici, indicati da diversi studi quali le principali cause delle introduzioni primarie del virus negli allevamenti”.
“In prospettiva futura, è bene evitare che le ricadute dell’emergenza epidemica vadano a incidere sul ricambio generazionale del comparto avicolo, settore che vanta numeri decisamente significativi a livello di indotto, con circa 64mila addetti e un fatturato che solo per le carni supera ampiamente i 5miliardi di euro, derivanti da una produzione di oltre 1,3 milioni di tonnellate; numeri che fanno dell’avicoltura, che a livello comunitario è seconda in termini di produzione solo a Polonia, Germania e Francia, uno dei pochi settori produttivi a raggiungere l’autosufficienza, in una situazione nella quale oltre il 100% delle carni avicole consumate proviene da allevamenti nazionali”, prosegue Battista.
“Anche e soprattutto alla luce di tali rilevanti numeri, è bene evitare di ingenerare allarmismi che possano rischiare di danneggiare l’immagine dell’avicoltura”, conclude il presidente della Copagri, evidenziando che i due nuovi casi registrati nei territori del Lodigiano e del Cremonese vanno ad aggiungersi ai 6 focolai attualmente confermati sull’intero territorio nazionale.



