Lupo, accolte le istanze dei produttori agricoli per una gestione più equilibrata del predatore

4 Dicembre 2024

Battista, decisione storica e attesa; ora mettere mano a legge 157/1992, ormai inadatta a esigenze Primario

Roma, 4 dicembre 2024 – “Il declassamento del lupo da specie ‘strettamente protetta’ a ‘protetta’, oltre ad aprire la strada a una attesa revisione della direttiva Habitat, segna un vero e proprio punto di svolta nella gestione del lupo, accogliendo le crescenti preoccupazioni dei produttori agricoli legate ai danni provocati da questi animali agli allevamenti in Europa e Italia e rappresentando una grande opportunità per addivenire a una gestione più equilibrata del predatore”. Lo evidenzia il presidente della Copagri Tommaso Battista all’indomani della delibera approvata dal Comitato permanente della Convenzione di Berna.

“Si tratta di una decisione storica, con la quale si riconosce il miglioramento dello stato di conservazione del predatore negli ultimi anni”, rimarca il presidente, ad avviso del quale “la strada intrapresa è assolutamente corretta, anche se ora bisogna lavorare affinché il declassamento venga ratificato da almeno 17 Stati Membri entro tre mesi, così da rendere operativo il nuovo status del lupo da marzo 2025”.

“Con la delibera, approvata a larga maggioranza dal Comitato, non si andrà a incidere sulla protezione del lupo, di cui sarà necessario continuare a garantire la fondamentale tutela in termini di biodiversità, ma si interverrà per puntare a una gestione più equilibrata della specie, tenendo in debita considerazione l’espansione incontrollata dei predatori, i cui attacchi sono sensibilmente aumentati negli ultimi anni, in particolare nelle zone di montagna, ma anche, come dimostrato da recenti fatti di cronaca, a ridosso dei centri cittadini, con evidenti rischi sulla pubblica incolumità”, precisa Battista.

“Quella dei danni causati dalla fauna selvatica, infatti, è una problematica atavica, che affonda le sue radici nella necessità di mettere mano con sempre maggiore urgenza ai superati e datati contenuti della legge 157/1992, risalente ad oltre trent’anni fa e ormai inadatta a conciliare le naturali esigenze degli animali con quelle dell’agricoltura”, ricorda il presidente, evidenziando che “soltanto nell’ultimo decennio, il numero di lupi nel nostro Paese Italia è aumentato di oltre l’80%, al pari di quello degli ungulati, che è passato dai 900.000 capi del 2010 agli oltre 2 milioni del 2020, con un preoccupante aumento del 111%”.

“La sfida ora – continua il presidente – sarà quella di individuare un approccio bilanciato ed equilibrato, che vada a conciliare le tre anime della sostenibilità, ovvero economica, ambientale e sociale, con il necessario sostegno al lavoro degli agricoltori e degli allevatori e soprattutto al loro insostituibile ruolo quali custodi dell’ambiente e del territorio, fondamentale per garantire la sopravvivenza delle aree rurali, in termini economici e sociali, ma anche per tutelare le tanti tradizioni e tipicità agroalimentari di queste zone, caratterizzate da un inestimabile patrimonio culturale e naturale”.

Battista, decisione storica e attesa; ora mettere mano a legge 157/1992, ormai inadatta a esigenze Primario

Roma, 4 dicembre 2024 – “Il declassamento del lupo da specie ‘strettamente protetta’ a ‘protetta’, oltre ad aprire la strada a una attesa revisione della direttiva Habitat, segna un vero e proprio punto di svolta nella gestione del lupo, accogliendo le crescenti preoccupazioni dei produttori agricoli legate ai danni provocati da questi animali agli allevamenti in Europa e Italia e rappresentando una grande opportunità per addivenire a una gestione più equilibrata del predatore”. Lo evidenzia il presidente della Copagri Tommaso Battista all’indomani della delibera approvata dal Comitato permanente della Convenzione di Berna.

“Si tratta di una decisione storica, con la quale si riconosce il miglioramento dello stato di conservazione del predatore negli ultimi anni”, rimarca il presidente, ad avviso del quale “la strada intrapresa è assolutamente corretta, anche se ora bisogna lavorare affinché il declassamento venga ratificato da almeno 17 Stati Membri entro tre mesi, così da rendere operativo il nuovo status del lupo da marzo 2025”.

“Con la delibera, approvata a larga maggioranza dal Comitato, non si andrà a incidere sulla protezione del lupo, di cui sarà necessario continuare a garantire la fondamentale tutela in termini di biodiversità, ma si interverrà per puntare a una gestione più equilibrata della specie, tenendo in debita considerazione l’espansione incontrollata dei predatori, i cui attacchi sono sensibilmente aumentati negli ultimi anni, in particolare nelle zone di montagna, ma anche, come dimostrato da recenti fatti di cronaca, a ridosso dei centri cittadini, con evidenti rischi sulla pubblica incolumità”, precisa Battista.

“Quella dei danni causati dalla fauna selvatica, infatti, è una problematica atavica, che affonda le sue radici nella necessità di mettere mano con sempre maggiore urgenza ai superati e datati contenuti della legge 157/1992, risalente ad oltre trent’anni fa e ormai inadatta a conciliare le naturali esigenze degli animali con quelle dell’agricoltura”, ricorda il presidente, evidenziando che “soltanto nell’ultimo decennio, il numero di lupi nel nostro Paese Italia è aumentato di oltre l’80%, al pari di quello degli ungulati, che è passato dai 900.000 capi del 2010 agli oltre 2 milioni del 2020, con un preoccupante aumento del 111%”.

“La sfida ora – continua il presidente – sarà quella di individuare un approccio bilanciato ed equilibrato, che vada a conciliare le tre anime della sostenibilità, ovvero economica, ambientale e sociale, con il necessario sostegno al lavoro degli agricoltori e degli allevatori e soprattutto al loro insostituibile ruolo quali custodi dell’ambiente e del territorio, fondamentale per garantire la sopravvivenza delle aree rurali, in termini economici e sociali, ma anche per tutelare le tanti tradizioni e tipicità agroalimentari di queste zone, caratterizzate da un inestimabile patrimonio culturale e naturale”.